Elezioni Amministrative 2009: Padova (5), Belluno (3), Venezia (2), Rovigo (2)

Tutto Deciso (O no?)

Ebbene sì, dopo lunga e spasmodica attesa, i nomi sono saltati fuori, e c’è più di qualche sorpresa, specialmente nel Padovano.

Padova

Comune

Ebbene, qui la maggior sorpresa, tutti davano quasi per certa la candidatura del senatore aennino Saia, e invece la scelta è caduta sull’ex olimpionico di scherma Marco Marin, in quota Forza Italia. Subito, come accade sempre, le 25.000 correnti del PDL si son messe a litigare, e pare che Saia possa addirittura pensare alla corsa in solitario. Personalmente sono più che
contento della scelta, Saia è un arci-noto gaffeur, nonché uno che nella giunta Destro non s’è mai distinto per particolare intelligenza (per la verità nessuno s’è distinto per particolare intelligenza, ma questa è un’altra storia) e da anni se ne sta tranquillamente a Roma, totalmente fuori dal contatto con la città. Nulla di personale con il povero Saia, ma, conoscendolo personalmente,
posso assicurare che non è un’aquila, anzi, è decisamente poco intelligente (anche se è perfettamente nella media di AN, vabbè, lasciamo stare le cattiverie gratuite). Il pronostico vede ancora, ahimè, favorito Zanonato in caso (probabilissimo, anzi quasi certo, di ballottaggio), ma c’è un’eccellente notizia, anzi due. La prima è che quella grandissima fornitrice di argomenti
che è Daniela Ruffini ha deciso di appoggiare Zanonato fin dal primo turno (Grazie, grazie, grazie signora Ruffini, si potrebbe impostare la campagna elettorale solo insultandola). La seconda è che invece ad andarsene è il pezzo forte della giunta Zanonato, vale a dire l’autonomista Monica Balbinot, assessore alla cultura, che appoggerà l’autonomista ex-SDI Carlo Covi, candidato de “L’Intesa Veneta”. L’UDC andrà da sola al primo turno guidata dall’
eurodeputato Iles Braghetto, ma ha già annunciato che al secondo turno appoggerà Marin. Il sondaggio pubblicato sul “Gazzettino” pochi giorni fa è però poco rassicurante, dava Zanonato al 48%, contro il 42% di Marin, mentre gli “outsider” Braghetto e Covi dovrebbero raccogliere rispettivamente il 5% ed il 3%. In caso di ballottaggio Zanonato prevarrebbe 56% a 44%. Al momento quindi l’unica speranza è l’effetto-traino delle europee, ed il vento nazionale favorevole al centrodestra, ma tutto può cambiare in un mese e mezzo. Marin è difatti poco conosciuto, e questo, da un lato è uno svantaggio, dall’altro è un vantaggio, in quanto ha decisamente meno scheletri nell’armadio di Zanonato, ed un mese e mezzo di tempo per farsi conoscere dalla cittadinanza. Ovviamente se Saia dovesse correre in solitaria, le carte cambierebbero totalmente.

Purtroppo bisogna essere realisti, ed ammettere che il comune di Padova è, al momento PD-Leaning, ma la battaglia è appena cominciata.

Provincia

Anche qui grandi polemiche tra le migliaia di correnti e micro-correnti del PDL, per la scelta della forzista Barbara Degani. Alle polemiche interne al PDL si aggiungono i ben noti malumori leghisti, che però sono sopiti da quello che tutti sanno, ma nessuno dice. La signora Degani, (non me ne voglia, ma lo san tutti che è così) è solo una prestanome, una personalità debole, anzi, debolissima, e per la Lega, destinata ad essere il partito di maggioranza relativa in provincia, manovrarla come una marionetta sarà un gioco da ragazzi, anche alla luce delle polemiche tra le correnti, correntine, micro correnti, sottocorrenti e controcorrenti assortite del PDL (che più che un partito sembra un rettilaio). La scelta della Degani è un compromesso tra la corrente del duo Zorzato/Padrin (troppo invisi alla Lega) e la corrente di Clodovaldo Ruffato (troppo filo-leghista).
Nonostante lo scarso appeal personale della Degani il pronostico qui è scontato.

PDL Solid senza se, senza ma, e senza forse.

Verona

Alla corte degli Scaligieri il prescelto del PDL è stato l’aennino Giovanni Miozzo. Inutile dire che s’è scatenato il vespaio di polemiche tra le varie correnti del PDL (anche in questo sempre più simile alla DC). Inferocito il presidente della provincia in carica Mosele, che voleva il suo delfino, il vice Pastorello (FI). Anche la Lega (che avendo già il comune di Verona, non ha mai pensato di chiedere anche la provincia, pur essendo il partito di maggioranza relativa), preferiva di gran lunga Pastorello all’aennino Miozzo.

Il nome non è esaltante, ma, anche qua, le chance del PD sono praticamente vicine allo zero assoluto PDL Solid, senza se, senza ma, e senza forse.

Belluno

Ed ecco a voi la prima provincia verde. Il clima nazionale ed il doppio rovescio consecutivo patito dalla sinistra in comune a Belluno nel 2006-2007, suggerirebbero una facile vittoria per il leghista Bottacin, specie se usassi il metodo-Lenci (cioè proiettando il voto nazionale sul provinciale), ma attenzione! Il presidente uscente, Reolon, è una macchina per voti e già più volte negli scorsi ani il centrodestra è arrivato ad un passo dalla vittoria, per poi perire clamorosamente al ballottaggio. La novità positiva rispetto al ’99-‘04 è che, stavolta PDL e Lega sono insieme fin dal primo turno, e quindi si potrebbe evitare un ballottaggio che altrimenti si rivelerebbe insidiosissimo.
Sembra però che l’appeal personale di Reolon, stavolta, non basterà a colmare lo svantaggio strutturale della sinistra e che l’alleanza cattocomunista, dopo un dominio decennale, sarà costretta a mollare l’osso.

Preferisco però essere prudente e tenermi sul Lega-Leaning, solo per l’appeal personale di Reolon, anche se stavolta la sinistra bellunese sembra veramente spacciata.

Venezia

Se usassi il metodo-Lenci, non dovrebbe esserci storia. La leghista Francesca Zaccariotto dovrebbe vincere tranquillamente al primo turno, senza troppi patemi. Purtroppo conosco la realtà veneziana, e so benissimo che la tradizione di sinistra (che domina la provincia dagli anni ’70) è dura a morire, soprattutto grazie alle storiche enclavi rosse Mestre e Marghera, e so che l’uscente Zoggia è un osso duro. Ma il clima nazionale favorevole e le continue polemiche tra il sindaco di Venezia, Cacciari, e lo stato maggiore del PD, oltre all’ottima candidata scelta (lo scorso anno è stata confermata sindaco di San Donà di Piave, terza città della provincia, con il 70% dei voti, e scusate se è poco) danno alla Lega concrete chances di chiudere questo dominio. Per il Carroccio, poi, presentarsi al tradizionale appuntamento di Venezia a Settembre, con la provincia appena conquistata, beh, sarebbe un’apoteosi.

Dovrei dire Toss-Up, ma faccio il partigiano e vado un passo oltre, Lega-leaning.

Rovigo

Anche qui se usassi il metodo-Lenci, non ci sarebbe storia, il leghista Contiero (anche qui una sorpresa, il prescelto doveva essere Zanforlini, sempre leghista) dovrebbe trionfare senza problemi sulla Piddina Virgili. Purtroppo so bene che Rovigo (forse per la vicinanza con l’Emilia Romagna) è la provincia più rossa del Veneto da sempre. Quindi la gara si
preannuncia più dura di quanto i numeri nazionali possano far pensare. Negli ultimi anni il dominio della sinistra nel rovigotto si è un po’ attenuato, tanto da permettere al Forzista Avezzù di diventare sindaco di Rovigo nel 2001 (ed arrivare ad un passo dalla conferma nel 2006, quando perse il ballottaggio per appena 12 voti), ma non tanto da togliere Rovigo dalla colonnina dei Toss-Up.

Al momento, dalla città del Caffè Senza Porte è tutto, a risentirci per prossimi aggiornamenti.

Giovanni Rettore

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