Scozia e Inghilterra, chi ha conquistato chi?

Gli indipendentisti scozzesi hanno nettamente vinto le elezioni regionali conquistando la maggioranza assoluta al parlamento di Holyrood. Lo Scottish National Party ha basato la sua vittoria sulla richiesta di un referendum sull’indipendenza della Scozia. Ma proviamo a rispondere a una domanda, chi ha ragione tra inglesi e scozzesi? Chi ha conquistato chi? Per rispondere alla domanda dobbiamo tornare molto indietro nel tempo, precisamente nel 1603, anno della morte di Elisabetta I. L’ultima sovrana della dinastia Tudor, morì senza eredi diretti. Essendo la regina “vergine” morta priva di eredi la corona spettava al parente più prossimo. Il parente più prossimo di Elisabetta I era Giacomo Stuart, re di Scozia col nome di Giacomo VI. Giacomo era il figlio di Maria Stuart, la regina scozzese esiliata a Londra e costretta ad abdicare in favore del figlio, e quindi giustiziata da Elisabetta I in quanto sospettata di congiurare contro di lei. Giacomo era discendente di Margherita Tudor, sorella di Enrico VIII e zia di Elisabetta I, e risultava, come abbiamo detto il parente più prossimo di Elisabetta all’epoca in vita. Giacomo, una volta incoronato mantenne i due regni formalmente separati. Re Giacomo risultava essere contemporaneamente Giacomo I d’Inghilterra e Giacomo VI di Scozia. Giacomo Stuart sembrava quindi pensare che i due regni dovessero restare separati e indipendenti l’uno dall’altro e che quella unione fosse solo uno scherzo dinastico da sistemare il prima possibile (1). I rapporti tra la dinastia cattolica degli Stuart e la nobiltà inglese protestante furono decisamente burrascosi, e portarono a ben due rivoluzioni, la prima rivoluzione del 1649 in cui Carlo I venne decapitato e deposto dal macellaio puritano Oliver Cromwell e quella del 1688 in cui Giacomo II/VII fu costretto ad abdicare dopo che la seconda moglie Maria Beatrice d’Este aveva dato luce a un erede maschio battezzato come cattolico. A Giacomo II/VII successe la figlia di primo letto, Maria II la quale non era capace di governare e chiese quindi di essere congiunta nel regno al marito Guglielmo d’Orange, dando vita a una curiosa diarchia. Anche la diarchia di Maria e Gugliemo mantenne separate le due corone, difatti Guglielmo d’Orange fu Guglielmo III d’Inghilterra e Guglielmo II di Scozia. Maria e Guglielmo si spensero senza lasciare eredi. La successione toccò alla sorella di Maria II, la regina Anna Stuart. Come Maria anche Anna era sposa di un principe protestante, Giorgio di Danimarca e quindi non lasciava supporre un proseguimento della dinastia cattolica. Anna comunque non lasciò eredi diretti e fu lei stessa a tagliare dalla successione il ramo cattolico degli Stuart, rappresentato dal fratellastro Giacomo Stuart, con l’Act of settlment del 1702 in cui sanciva che, in caso di morte senza eredi, il trono sarebbe passato alla famiglia tedesca e protestante degli Hannover, discendenti della prozia Elisabetta Stuart. Proprio l’ultima sovrana degli Stuart sancì nel 1707 l’unificazione delle due corone facendo nascere il Regno Unito di Gran Bretagna, regno che verrà ereditato dalla dinastia degli Hannover (2). Insomma, da un punto di vista meramente formale non sono stati gli inglesi a conquistare la Scozia, bensì sono stati gli scozzesi ad acquisire l’Inghilterra, almeno per un centinaio d’anni. Se i novelli William Wallace devon prendersela con qualcuno quindi, devon prendersela proprio con la loro sovrana, Anna Stuart, che non negò il sigillo reale all’Atto d’Unione (3) e col parlamento scozzese dell’epoca che votò a favore dell’atto. Insomma, a livello teorico non son stati gli inglesi a conquistare la Scozia, bensì son stati gli scozzesi a “conquistare” l’Inghilterra, e la stessa Scozia si è poi volontariamente consegnata all’Inghilterra. Sorge comunque il quesito, era possibile evitare l’unione artificiale tra le due corone? Probabilmente la “colpa” di questo va a Elisabetta I. Oltre agli Stuart v’era un altro ramo cadetto dei Tudor che poteva accampare diritti sulla corona britannica, un ramo rappresentato dalla famiglia Grey, discendente di Maria Tudor, zia di Elisabetta. Perché Elisabetta, fervente anti-cattolica, scelse di non cancellare i cattolicissimi Stuart dalla successione a favore dei protestanti Grey? Comunque sia, questo buffo scherzo dinastico ora potrà finalmente finire, se i novelli William Wallace riusciranno nel loro intento e se i conservatori di David Cameron, che a livello politico avrebbero tutto da guadagnare da un’indipendenza scozzese (4), si dimostreranno scaltri.
(1) Giusto pochi decenni prima un altro scherzo dinastico, che aveva dato a Carlo V il dominio contemporaneo su Spagna e Sacro Romano Impero aveva portato l’Europa continentale in una situazione di guerra permanente. Forse proprio il ricordo delle guerre europee indusse gli Stuart a non ufficializzare questa unione artificiale. Se però re Giacomo considerava l’unione tra i due regni uno scherzo, perché non fece come Carlo d’Asburgo e non stabilì alla sua morte un nuova “disunione”? Misteri della storia
(2) La numerazione dei sovrani però seguì la linea inglese e non una nuova numerazione, cosa che sarebbe stata più corretta visto che nasceva un nuovo stato dalla fusione delle due corone.
(3) Giusto un anno più tardi Anna Stuart divenne l’ultima regina ad usare il potere di veto della corona sulle leggi del parlamento. Perché lo usò in quell’occasione ma si rifiutò di usarlo su un atto che sancì la fine dell’indipendenza della sua madrepatria? Anche qui, misteri della storia
(4) Se la Scozia fosse indipendente i Tories alle scorse elezioni avrebbero conquistato la maggioranza assoluta a Westminster da soli, senza bisogno di allearsi con Nick Clegg. Dei 59 collegi scozzesi a Westminster i Tories ne conquistaron solo uno, mentre il Labour se ne pappò ben 41. Per Cameron sarebbe tutto di guadagnato da un’ eventuale dipartita della Scozia. Inoltre la Scozia, terra assai disagiata, assorbe buona parte del welfare britannico. Anche in questo caso la dipartita della terra di Wallace sarebbe solo un vantaggio per le boccheggianti finanze di Sua Maestà.
Giovanni
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