Piano riduzione spesa pubblica: capitolo privatizzazione RAI

(diamo un futuro ai nostri figli)
Nota per i Lettori
Funny King e Martino hanno lanciato una proposta per una riduzione di 200 miliardi di Spesa Pubblica. L’obiettivo mi trova d’accordo, e vorrei dare un contributo, visto che da molti mesi faccio proposte in tal senso, corredate da proposte operative a mio avviso piuttosto serie.
Nel presente post parleremo di RAI. I vostri spunti sono graditi.
Premesse
          La Rai nel 2010 registra una perdita di 128,5 milioni di Euro (perdita di 98,2 milioni di Euro a livello di Gruppo),
          Personale: in RAI lavora un esercito di 11.400 persone con un costo del personale, al netto delle consulenze superiore ad 1 miliardo di Euro. Per consulenze di vario genere si spendono alcune centinaia di milioni di Euro. Per capirsi, l’altro oligopolista (Mediaset) ha un personale in numero e costo del 60% inferiori. In pratica la RAI e’ un carrozzone con esuberi incredibili, con costo del personale medio decisamente elevato, e con personale super sindacalizzato e politicizzato e gestita in modo straordinariamente inefficiente.
          Canone – Il canone e’ stato pari a 109,o euro nel 2010 ed e’ stato pagato da circa 16 milioni di famiglie. I proventi sono pari a 1.685 milioni, Pari a circa il 60% dei proventi totali.
          Evasione astronomica: Il canone di abbonamento detiene anche il negativo primato di un tasso di evasione particolarmente elevato, stimato nell’ordine del 25-30%, contro una media europea che non raggiunge il 10% (in alcune regioni l’evasione e’ scandalosa). 
          Ricavi pubblicitari: nel 2009 la televisione ha gestito complessivamente 4,8 miliardi di euro. Di questo ammontare, 1,1 miliardi è di appannaggio della Sipra (concessionaria del gruppo RAI) e 2,8 miliardi di Publitalia (concessionaria del gruppo Mediaset). I restanti operatori si spartiscono un ammontare di circa 900 milioni di euro. la pubblicità sul mezzo televisivo assorbe il 52 per cento degli interi investimenti pubblicitari nel mercato della comunicazione italiano
          La RAI si trova in una condizione di “immobilità declinante”. Non avendo margini di crescita possibili sulla raccolta pubblicitaria ed obiettivi di mercato perseguibili, la Rai è stata ancor più “catturata” dalla politica, che ha scaricato sull’azienda il costo delle proprie clientele e dei propri interessi specifici e che ha condotto ad una sorta di amministrazione “senza scopo di lucro”.
          Quanto vale la RAI, se venisse ceduta, e contestualmente si abolisse il canone e le norme che limitano la raccolta pubblicitaria?  Le valutazioni sono parecchie. Confrontando i valori di capitalizzazione di Mediaset, depurando le attivita’ della stessa, si arrivano a valutazioni di 3 o 4 miliardi di euro. Prudenzialmente nella recente relazione sui patrimoni pubblici, Tremonti l’ha stimata in poco piu’ di 500 milioni.
Proposta Operativa
La RAI va semplicemente privatizzata.
Lo scopo di tale privatizzazione, non e’ tanto far cassa (si porterebbero nelle casse pubbliche tra 500 milioni a 3 o 4 miliardi, con risparmi sugli interessi del debito tra 25 e 200 milioni all’anno), ma diminuire la pressione fiscale per un ammontare di 1,8 miliardi di euro all’anno (costo canone piu’ ripianamento delle perdite), tanto per capirsi simile al gettito dell’ICI sulla prima casa, abrogata ad inizio legislatura.
In conclusione l’operazione potrebbe valere quasi 2 miliardi di riduzione della spesa pubblica.
Il Canone e’ una Tassa odiosa, flat, che:
         colpisce gli onesti e premia i numerosi disonesti
         colpisce le famiglie umili in modo significativo (110 euro, per un pensionato a minimo o per una persona povera, possono rappresentare un’esborso notevole);
Qualitativamente la privatizzazione produrrebbe i seguenti effetti:
a) la privatizzazione favorirebbe un mercato televisivo finalmente plurale e
non più influenzato in modo determinante dalla politica;
b) creerebbe un mercato dell’informazione più libero e più competitivo e rispondente alle esigenze ed ai bisogni dei cittadini;
c) maggiore competizione potrebbe significare anche una diminuzione dei
costi di accesso al mercato pubblicitario e quindi una barriera economica
abbattuta per le PMI.
Una conclusione. Chi vi verra’ a dire che in quasi tutti i paesi europei esiste una TV pubblica che funziona e si finanzia col canone, dice il vero. Ma e’ altrettanto vero che in Italia la TV pubblica (e privata aggiungo io) e’ un carrozzone assistenziale irriformabile, che produce prodotti di qualita’ scadentissima, a costi astronomici. Siamo seri e siamo pratici: privatizziamola, e come conseguenza l’intero sistema TV italiano (mediaset inclusa) verra’ del tutto rivoluzionato, facendo cadere privilegi politici pubblici e privati che semplicemente come paese non possiamo piu’ sostenere.
Allego LINKS molto molto interessanti, per i piu’ curiosi.
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